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Cos’è un’autotutela? Quali sono le ultime novità relative a questo tema? Leggi l’approfondimento dell’Avvocato Aprile di Venezia e scopri cosa sta accadendo. 

L’autotutela può essere definita come quel potere–dovere dell’Amministrazione finanziaria di annullare la pretesa fiscale nei casi di illegittimità o infondatezza degli atti emessi.

Originariamente l’istanza di autotutela era prevista dal D.M. n. 37/1997, mentre oggi è disciplinata dagli articoli 10 quater e 10 quinquies della L. n. 212/2000, ossia lo Statuto dei diritti del contribuente.

Con l’abrogazione del citato Decreto e l’inserimento dell’autotutela all’interno dello Statuto, il legislatore ha previsto alcune significative novità, rilevanti anche in relazione al contenzioso tributario.

Le nuove norme prevedono due tipi di autotutela: 

  • l’autotutela obbligatoria, disciplinata dall’art. 10 quater 
  • l’autotutela facoltativa, prevista dall’art. 10 quinquies.

In entrambi i casi, la finalità della presentazione dell’istanza di autotutela è di ottenere l’annullamento del debito e, dunque, lo sgravio delle somme pretese.

L’autotutela obbligatoria: cosa si intende?

Mediante l’introduzione dell’art. 10 quater viene stabilito il dovere dell’Amministrazione finanziaria di annullare il debito in determinati casi, ossia:

  • errore di persona;
  • errore di calcolo;
  • errore sull’individuazione del tributo;
  • errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall’amministrazione finanziaria;
  • errore sul presupposto d’imposta;
  • mancata considerazione di pagamenti di imposta regolarmente eseguiti;
  • mancanza di documentazione successivamente sanata, non oltre i termini ove previsti a pena di decadenza.

Si tratta, dunque, di casi tassativi relativi a errori evidenti da parte dell’Amministrazione.

L’autotutela facoltativa: cosa si intende?

L’articolo 10 quinquies, invece, disciplina l’autotutela facoltativa e prevede la possibilità di presentare l’istanza di autotutela fuori dai casi indicati nell’articolo precedente.

Pertanto, anche nei casi in cui non si sia in presenza di una delle ipotesi indicate per l’autotutela obbligatoria, è comunque possibile presentare l’istanza di autotutela al cui esito l’Amministrazione finanziaria potrà procedere all’annullamento della pretesa.

Il presupposto per l’annullamento, naturalmente, è che l’atto sia illegittimo o infondato.

È opportuno sottolineare che, in entrambe le ipotesi, l’istanza di autotutela si può presentare anche se la pretesa è divenuta definitiva e non più impugnabile avanti il Giudice tributario, ovvero in pendenza di giudizio.

Gli atti oggetto di autotutela

Il Legislatore non indica analiticamente gli atti che possono essere oggetto di autotutela.

La dottrina ritiene che tra questi si possono ricomprendere, tra gli altri:

  • gli avvisi di accertamento
  • gli atti di liquidazione
  • le comunicazioni di irregolarità,
  • gli avvisi bonari
  • le cartelle di pagamento e, in relazione agli atti in essi contenuti, le intimazioni di pagamento, i preavvisi di fermo e i preavvisi di ipoteca o le iscrizioni ipotecarie.

In sostanza, possono rientrare nell’istanza di autotutela tutti gli atti impositivi, della riscossione o comunque destinati ad incidere negativamente nella sfera giuridica del contribuente

Il rapporto con il contenzioso tributario

Le modifiche normative riguardanti l’autotutela hanno influenzato anche il rapporto con il contenzioso tributario.

Il Legislatore, infatti, è intervenuto sugli articoli 19 e 21 del D.Lgs. n. 546/1992, prevedendo:

  • la possibilità di impugnare avanti il Giudice tributario il rifiuto espresso o tacito (cd. silenzio rifiuto) sull’istanza di autotutela prevista dall’articolo 10 quater (autotutela obbligatoria);
  • la possibilità di impugnare il rifiuto espresso sull’istanza di autotutela prevista dall’articolo 10 quinquies (autotutela facoltativa).

Nei casi di rifiuto espresso il contribuente potrà presentare ricorso entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento.

Nei casi, invece, di rifiuto tacito (silenzio rifiuto), nelle sole ipotesi di autotutela obbligatoria il contribuente potrà presentare ricorso dopo 90 giorni dalla proposizione dell’istanza di autotutela e fino a quando il diritto non si sia prescritto.

Istanza di autotutela: le conclusioni

In definitiva, nei casi in cui un contribuente riceva un atto impositivo o della riscossione e ritenga che le somme richieste non siano dovute, può chiederne l’annullamento – totale o parziale – mediante l’istituto dell’autotutela.

L’istanza di autotutela si può presentare anche nelle ipotesi di atti divenuti definitivi per omessa impugnazione nei termini o in pendenza di giudizio. In caso di accoglimento dell’istanza di autotutela il debito verrà annullato.

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