Una verifica fiscale in una PMI può far emergere criticità anche in presenza di una contabilità formalmente regolare. Conoscere le sette principali aree di rischio permette di prevenire contestazioni, organizzare la documentazione aziendale e affrontare con maggiore consapevolezza i controlli dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza.
L’attività di controllo dell’Amministrazione finanziaria non si limita, infatti, alla verifica della correttezza formale delle scritture contabili. Sempre più frequentemente si fonda sul confronto tra informazioni provenienti da fonti differenti: dichiarazioni fiscali, fatture elettroniche, movimentazioni finanziarie, corrispettivi, bilanci, contratti, dati relativi ai dipendenti e documentazione presente nei sistemi informatici aziendali.
L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza dispongono di ampi poteri istruttori, potendo effettuare accessi, ispezioni e verifiche, richiedere documenti e chiarimenti e acquisire informazioni relative ai rapporti finanziari del contribuente.
La regolarità formale della contabilità, pertanto, non è sempre sufficiente.
L’impresa deve essere soprattutto in grado di dimostrare la coerenza sostanziale delle operazioni effettuate e di ricostruire documentalmente le ragioni economiche delle proprie scelte.
Nella pratica professionale sono almeno sette le aree nelle quali emergono più frequentemente criticità durante una verifica fiscale.
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Perché le incongruenze tra contabilità, dichiarazioni fiscali e dati esterni possono determinare contestazioni?
Le incongruenze tra contabilità, dichiarazioni e informazioni già disponibili all’Amministrazione finanziaria possono costituire il punto di partenza di ulteriori approfondimenti, anche quando non derivano da fenomeni evasivi. Per questo motivo, una PMI deve essere in grado di riconciliare i dati e documentare le ragioni delle eventuali differenze.
Una verifica fiscale prende spesso avvio proprio dal confronto tra i dati dichiarati dall’impresa e quelli di cui gli organi di controllo già dispongono.
Le principali anomalie possono riguardare:
- Fatture elettroniche e contabilità: importi contabilizzati in maniera differente rispetto ai documenti fiscali emessi o ricevuti.
- Ricavi e movimentazioni finanziarie: valori dichiarati che non trovano un’immediata corrispondenza nei flussi finanziari.
- Note di credito: documenti non correttamente gestiti sotto il profilo contabile e fiscale.
- Variazioni tra esercizi: scostamenti rilevanti rispetto ai risultati degli anni precedenti, suscettibili di richiedere ulteriori chiarimenti.
Le incongruenze contabili costituiscono necessariamente un indice di evasione?
Non necessariamente. In numerose PMI le differenze possono derivare da errori contabili, modalità operative non uniformi, errata imputazione temporale di ricavi e costi oppure da un insufficiente coordinamento tra amministrazione interna e consulenti esterni.
Tuttavia, ciò che risulta apparentemente incoerente deve poter essere spiegato e documentato.
È quindi opportuno effettuare periodicamente una riconciliazione tra contabilità generale, dichiarazioni fiscali, fatture elettroniche, registri IVA, bilancio e principali movimentazioni finanziarie.
L’obiettivo non è soltanto individuare eventuali errori, ma anche essere in grado di giustificare tempestivamente quelle differenze che, pur essendo fisiologiche, potrebbero apparire anomale agli organi verificatori.
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Quando una fattura non è sufficiente a dimostrare la deducibilità dei costi aziendali?
La presenza di una fattura rappresenta un elemento documentale importante, ma in determinate situazioni non è sufficiente a dimostrare integralmente la correttezza fiscale del costo. L’impresa deve poter ricostruire l’effettività della prestazione, il collegamento con l’attività aziendale e la corretta imputazione temporale del componente economico.
Nel corso di una verifica fiscale, gli organi di controllo possono richiedere documentazione ulteriore rispetto alla fattura.
Tra gli elementi rilevanti rientrano:
- Documentazione contrattuale: contratti, ordini e preventivi che consentano di ricostruire il rapporto con il fornitore.
- Prova dell’attività svolta: report, corrispondenza commerciale e altri documenti relativi all’esecuzione della prestazione.
- Documentazione finanziaria: elementi attestanti i pagamenti e la loro riconducibilità al rapporto commerciale.
- Collegamento con l’attività d’impresa: documenti che permettano di comprendere l’effettività del servizio e la ragione economica del relativo acquisto.
Perché i costi relativi alle prestazioni immateriali richiedono particolare attenzione?
Le maggiori difficoltà documentali emergono frequentemente con riferimento alle prestazioni immateriali.
Si pensi, ad esempio, a consulenze, attività commerciali, servizi di marketing, servizi amministrativi, provvigioni e prestazioni professionali.
Quanto meno tangibile è il servizio acquistato, tanto più importante diventa conservare la documentazione che ne dimostri l’effettività e il collegamento con l’attività d’impresa.
Assume inoltre rilievo il profilo temporale.
L’art. 109 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR) stabilisce, in linea generale, il principio di competenza per i componenti del reddito d’impresa, attribuendo rilevanza alla corretta individuazione del periodo nel quale il componente economico deve concorrere alla formazione del reddito.
Una gestione documentale adeguata dovrebbe quindi permettere di rispondere a tre domande fondamentali:
- Che cosa è stato acquistato? Individuazione precisa del bene o del servizio.
- Perché è stato acquistato? Ricostruzione della ragione economica e del collegamento con l’attività aziendale.
- Quando è stata eseguita la prestazione? Individuazione del periodo di competenza del relativo componente economico.
- Come giustificare movimentazioni bancarie, finanziamenti soci e prelevamenti durante una verifica fiscale?
Le movimentazioni bancarie, i finanziamenti soci, le anticipazioni e i prelevamenti possono assumere particolare rilievo durante le indagini finanziarie. Per evitare contestazioni, l’impresa deve poter ricondurre ogni movimento significativo a una causa economica e giuridica identificabile, conservando documenti idonei a dimostrarne la natura e la rilevanza fiscale.
Le indagini finanziarie costituiscono uno degli strumenti istruttori più incisivi a disposizione dell’Amministrazione finanziaria.
L’art. 32 del D.P.R. n. 600/1973 attribuisce specifici poteri in relazione ai dati e alle operazioni risultanti dai rapporti finanziari e prevede meccanismi probatori particolarmente rilevanti qualora il contribuente non riesca a dimostrare che determinate movimentazioni siano già state considerate fiscalmente oppure risultino prive di rilevanza reddituale.
Nelle PMI le criticità emergono soprattutto quando non viene mantenuta una sufficiente separazione tra patrimonio personale dell’imprenditore e patrimonio aziendale.
Tra le operazioni che richiedono particolare attenzione figurano:
- Versamenti e finanziamenti dei soci: occorre poter ricostruire il titolo e la natura dell’apporto.
- Restituzioni dei finanziamenti: devono essere riconducibili ai rapporti finanziari precedentemente intercorsi.
- Anticipazioni degli amministratori: è necessario documentare le somme anticipate e le relative ragioni.
- Pagamenti personali per conto della società: devono essere ricostruibili sia l’operazione originaria sia il successivo rimborso.
- Prelevamenti e altri movimenti finanziari: devono poter essere esaminati alla luce della loro effettiva natura e del trattamento fiscale applicabile.
Una causale bancaria generica è sufficiente a giustificare un versamento?
Una causale come «versamento socio» non sostituisce necessariamente la documentazione societaria e contabile necessaria a comprendere il titolo giuridico e la natura dell’operazione.
Si tratta di movimentazioni che possono essere perfettamente legittime, ma che devono risultare documentalmente ricostruibili.
Il principio organizzativo da adottare è semplice: ogni movimento finanziario significativo deve essere riconducibile a una causa economica e giuridica identificabile.
La predisposizione della documentazione contestualmente all’operazione assume particolare importanza, poiché una ricostruzione effettuata soltanto dopo l’avvio della verifica risulta normalmente più complessa.
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Quali rischi fiscali derivano da rimanenze di magazzino non coerenti con la contabilità?
Le differenze tra rimanenze contabili e giacenze effettive possono determinare approfondimenti sui ricavi dichiarati dall’impresa. La normativa prevede specifiche presunzioni di cessione e acquisto dei beni, ma non ogni differenza inventariale implica automaticamente ricavi occultati: è fondamentale poter documentare le ragioni degli scostamenti.
Nelle imprese commerciali e produttive, il magazzino rappresenta una delle aree maggiormente sensibili durante una verifica fiscale.
Le quantità indicate in contabilità devono risultare compatibili con gli acquisti, le vendite, le giacenze iniziali e le rimanenze finali.
Il D.P.R. n. 441/1997 disciplina specifiche presunzioni di cessione e di acquisto dei beni. In linea generale, i beni acquistati, importati o prodotti che non si trovano nei luoghi nei quali l’impresa esercita la propria attività possono essere considerati ceduti, salvo che ricorrano e siano dimostrate le condizioni previste dalla normativa.
Anche la Guardia di Finanza contempla il cosiddetto controllo per quantità, fondato sul confronto tra rimanenze iniziali, acquisti, vendite e rimanenze finali.
Quali circostanze possono giustificare le differenze inventariali?
Le divergenze tra dati contabili e consistenze effettive possono dipendere da diverse circostanze:
- Cali naturali e sfridi di produzione: differenze connesse alle caratteristiche dei prodotti o ai processi produttivi.
- Deterioramenti: perdita o alterazione dei beni conservati in magazzino.
- Errori di classificazione: inesattezze nell’utilizzo dei codici articolo o nella rilevazione delle movimentazioni.
- Furti: sottrazioni di beni che incidono sulle giacenze effettive.
- Beni consegnati a terzi: merci fisicamente assenti dal magazzino aziendale per ragioni riconducibili all’attività d’impresa.
Tali circostanze non devono essere semplicemente prospettate, ma adeguatamente documentate.
Non ogni differenza inventariale comporta automaticamente l’esistenza di ricavi non dichiarati. Diventa tuttavia decisiva la possibilità di dimostrarne l’origine e la natura.
Un inventario predisposto esclusivamente in occasione della redazione del bilancio, senza procedure interne di controllo delle movimentazioni, può quindi costituire un significativo punto di debolezza.
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Quali errori IVA possono emergere durante una verifica fiscale aziendale?
Durante una verifica fiscale, le contestazioni IVA possono riguardare aliquote, detrazione dell’imposta, note di variazione, regimi di esenzione o non imponibilità e operazioni con l’estero. Particolare attenzione richiedono i trattamenti fiscali subordinati alla sussistenza di specifici presupposti e alla conservazione della relativa documentazione.
L’IVA rappresenta tradizionalmente uno degli ambiti maggiormente esposti ai controlli dell’Amministrazione finanziaria.
Le verifiche possono concentrarsi su:
- Aliquote IVA: corretta individuazione e applicazione dell’aliquota prevista per l’operazione.
- Detrazione dell’imposta: verifica dei presupposti del trattamento adottato.
- Note di variazione: corretta gestione dei documenti e dei relativi effetti fiscali.
- Operazioni esenti e non imponibili: sussistenza delle condizioni richieste per l’applicazione del relativo regime.
- Reverse charge: corretto trattamento delle operazioni soggette al meccanismo dell’inversione contabile.
- Rapporti con operatori esteri: individuazione della disciplina IVA applicabile.
- Momento di effettuazione dell’operazione: corretta collocazione temporale degli effetti fiscali.
Gli artt. 51 e 52 del D.P.R. n. 633/1972 disciplinano i poteri istruttori dell’Amministrazione finanziaria in materia IVA, compresa la possibilità di effettuare accessi, ispezioni e verifiche e di richiedere dati, documenti e chiarimenti.
Quali documenti servono per dimostrare il trattamento IVA delle operazioni internazionali?
Nelle operazioni internazionali non è sufficiente considerare esclusivamente la corretta emissione della fattura: l’impresa deve conservare la documentazione necessaria a dimostrare i presupposti del trattamento fiscale adottato.
La questione assume particolare rilievo per:
- Cessioni intracomunitarie: operazioni per le quali occorre dimostrare la sussistenza dei presupposti della disciplina applicata.
- Esportazioni: operazioni che richiedono un’adeguata documentazione a sostegno del relativo trattamento IVA.
- Operazioni triangolari: rapporti commerciali la cui corretta qualificazione fiscale dipende dalle caratteristiche dell’operazione e dai relativi presupposti.
Per le PMI che intrattengono rapporti commerciali internazionali, la gestione documentale costituisce pertanto un elemento essenziale di prevenzione del rischio fiscale.
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Come documentare correttamente i crediti d’imposta e le compensazioni utilizzate da una PMI?
I crediti d’imposta richiedono una documentazione idonea a dimostrare non soltanto il sostenimento dei costi, ma anche la sussistenza dei presupposti sostanziali dell’agevolazione. Prima dell’utilizzo in compensazione, l’impresa dovrebbe verificare tali requisiti e predisporre un fascicolo tecnico, amministrativo e contabile completo.
Negli ultimi anni i crediti d’imposta sono diventati uno dei principali ambiti di verifica fiscale.
Tra le misure agevolative interessate figurano:
- Credito d’imposta ricerca e sviluppo.
- Superbonus.
- Agevolazioni per investimenti in beni strumentali.
- Crediti e misure relative alla formazione e all’innovazione.
- Ulteriori agevolazioni fiscali subordinate al rispetto di determinati requisiti.
Il rischio consiste nel ritenere sufficiente la disponibilità delle fatture e dei prospetti contabili, senza considerare la necessità di dimostrare la concreta sussistenza delle condizioni richieste per beneficiare dell’agevolazione.
Che cosa deve contenere il fascicolo documentale di un credito d’imposta?
L’impresa dovrebbe predisporre un vero e proprio fascicolo del credito d’imposta, nel quale conservare gli elementi che hanno condotto alla decisione di fruire dell’agevolazione.
Il fascicolo dovrebbe consentire di ricostruire:
- Documentazione tecnica: caratteristiche dei progetti e attività concretamente realizzate.
- Documentazione amministrativa: elementi relativi all’organizzazione e alla gestione delle attività agevolate.
- Documentazione contabile: costi sostenuti e relativa ricostruzione.
- Personale coinvolto: individuazione dei soggetti che hanno partecipato alle attività.
- Rapporti con soggetti esterni: corrispondenza intercorsa con consulenti, sviluppatori e altri soggetti coinvolti.
- Presupposti sostanziali: ragioni per le quali l’impresa ha ritenuto applicabile l’agevolazione.
A distanza di alcuni anni, infatti, può diventare particolarmente difficile recuperare documenti, ricostruire le attività effettivamente svolte e spiegare le caratteristiche di un determinato progetto.
Il rischio si accentua quando il credito d’imposta viene utilizzato in compensazione senza una preventiva verifica sostanziale dei requisiti.
Per approfondire le problematiche relative ai crediti d’imposta ricerca e sviluppo, si rinvia all’articolo Credito d’imposta R&S 2015-2019: Manuale di Frascati, decadenza e nuovi orientamenti della giurisprudenza, nonché agli approfondimenti già pubblicati sulla distinzione tra credito d’imposta inesistente e credito non spettante.
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Come deve essere gestita una verifica fiscale per evitare criticità procedimentali?
Una verifica fiscale deve essere gestita come un procedimento e non come una successione informale di richieste documentali. È fondamentale individuare chi interloquisce con i verificatori, coordinare le risposte con i professionisti incaricati e conoscere le garanzie riconosciute al contribuente dalla normativa tributaria.
L’ultima delle sette criticità non riguarda una singola voce di bilancio, ma il comportamento dell’impresa durante il controllo.
Anche una posizione fiscale sostanzialmente corretta può diventare più difficile da difendere quando l’attività ispettiva viene gestita in maniera disorganizzata.
Tra le condotte che possono creare problemi figurano:
- Dichiarazioni approssimative: informazioni fornite senza averne preventivamente verificato il contenuto.
- Risposte non coordinate: spiegazioni differenti provenienti da amministratori, dipendenti e consulenti.
- Produzione disordinata di documenti: trasmissione di materiale senza un’adeguata verifica e organizzazione.
- Gestione informale delle richieste: mancata considerazione della dimensione procedimentale delle attività istruttorie.
Quali diritti ha il contribuente durante gli accessi, le ispezioni e le verifiche fiscali?
Lo Statuto dei diritti del contribuente, di cui alla L. n. 212/2000, riconosce specifiche garanzie a favore del soggetto sottoposto a controllo.
In particolare, l’art. 12 disciplina le garanzie del contribuente durante le attività di accesso, ispezione e verifica.
Tra i profili fondamentali rientrano:
- Informazione sulle ragioni del controllo: il contribuente ha diritto a conoscere le ragioni e l’oggetto della verifica.
- Assistenza professionale: è riconosciuta la facoltà di farsi assistere da un professionista abilitato alla difesa dinanzi agli organi della giustizia tributaria.
- Verbalizzazione delle osservazioni: le osservazioni del contribuente e del professionista che lo assiste devono trovare spazio nella verbalizzazione delle operazioni.
- Limiti temporali della permanenza: la presenza dei verificatori presso la sede del contribuente è soggetta ai limiti e alle condizioni previsti dall’art. 12, comprese le eventuali proroghe.
Che cosa prevede il contraddittorio preventivo prima dell’accertamento fiscale?
L’art. 6-bis della L. n. 212/2000 stabilisce il principio generale del contraddittorio informato ed effettivo, per gli atti ai quali la disposizione trova applicazione.
La disciplina prevede, in particolare:
- Comunicazione dello schema di atto: prima dell’emanazione dell’atto impositivo viene trasmesso al contribuente lo schema previsto dalla norma.
- Termine per il contraddittorio: il contribuente dispone, in linea generale, di almeno sessanta giorni per formulare memorie e osservazioni, ferma la possibilità di presentare istanza di accertamento con adesione nei termini e secondo le modalità applicabili.
- Valutazione delle osservazioni: l’atto finale deve tenere conto delle difese presentate e motivare il mancato accoglimento delle osservazioni del contribuente.
Alla luce di tali garanzie, la gestione della verifica richiede un’attenta organizzazione.
L’impresa dovrebbe individuare sin dall’inizio i soggetti incaricati di interloquire con i verificatori e assicurare che le risposte e la documentazione siano preventivamente valutate insieme ai professionisti che assistono la società.
Come preparare una PMI a una verifica fiscale prima dell’arrivo dei verificatori?
La preparazione a una verifica fiscale deve iniziare prima dell’accesso dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza. Una verifica fiscale preventiva permette di individuare le operazioni maggiormente esposte al rischio di contestazione e di valutare se la documentazione disponibile sia sufficiente a ricostruirle anche dopo diversi anni.
La prevenzione non consiste esclusivamente nel controllo della correttezza formale delle registrazioni contabili.
Richiede un’analisi complessiva della posizione aziendale, finalizzata a verificare la coerenza tra le operazioni effettuate, la loro rappresentazione contabile e fiscale e la documentazione disponibile.
Quali controlli dovrebbe effettuare periodicamente un’impresa?
L’attività di verifica fiscale preventiva dovrebbe concentrarsi soprattutto sui seguenti ambiti:
- Anomalie rispetto agli esercizi precedenti: individuazione degli scostamenti maggiormente significativi.
- Coerenza dei dati: riconciliazione tra contabilità, dichiarazioni fiscali, fatture elettroniche, documentazione IVA e movimentazioni finanziarie.
- Operazioni straordinarie: esame dei rapporti e delle operazioni societarie potenzialmente più complesse.
- Rapporti con soci e amministratori: ricostruzione dei finanziamenti, delle anticipazioni e delle movimentazioni.
- Movimentazioni finanziarie rilevanti: verifica della documentazione relativa alle principali operazioni.
- Rimanenze di magazzino: controllo della coerenza tra giacenze contabili ed effettive.
- Crediti d’imposta: verifica della completezza dei fascicoli documentali e dei presupposti delle agevolazioni.
- Operazioni soggette a particolari regimi IVA: accertamento della disponibilità degli elementi necessari a giustificare il trattamento adottato.
È fondamentale modificare la prospettiva con cui vengono esaminate le operazioni aziendali.
Non bisogna chiedersi soltanto se un’operazione sia stata contabilizzata correttamente, ma anche se, esaminando la documentazione disponibile, sia possibile comprenderne la natura, la ragione economica e il trattamento fiscale applicato.
Questa capacità di ricostruzione documentale rappresenta spesso la differenza tra una verifica gestibile in tempi contenuti e una verifica suscettibile di sfociare in un accertamento fiscale.
Perché la verifica fiscale preventiva è importante anche nelle operazioni societarie?
La verifica fiscale preventiva consente di individuare anomalie contabili, carenze documentali e operazioni potenzialmente controverse prima che diventino oggetto di contestazione. Assume inoltre particolare importanza nelle operazioni societarie, poiché criticità fiscali non rilevate possono emergere durante una due diligence propedeutica alla vendita, all’acquisizione o all’ingresso di investitori.
Per le PMI, la compliance fiscale non dovrebbe essere considerata un’attività esclusivamente successiva alla contestazione dell’Amministrazione finanziaria.
Una preventiva analisi della posizione aziendale consente di individuare eventuali problematiche quando è ancora possibile ricostruire correttamente le operazioni e organizzare la documentazione.
Tale approccio presenta rilevanza anche oltre il rapporto con gli organi di controllo.
Una criticità fiscale non individuata può infatti riemergere in diversi momenti della vita societaria:
- Vendita dell’azienda o della società: nell’ambito delle verifiche fiscali preliminari all’operazione.
- Ingresso di un investitore: durante l’esame della posizione fiscale dell’impresa.
- Operazioni di acquisizione: nel corso della due diligence fiscale finalizzata a individuare le principali aree di rischio.
La prevenzione del rischio fiscale assume pertanto una duplice funzione: preparare l’impresa all’eventualità di un controllo tributario e migliorare la ricostruibilità delle operazioni aziendali anche in occasione di operazioni societarie.
FAQ – Domande frequenti sulla verifica fiscale nelle PMI
Chi può effettuare una verifica fiscale in azienda?
I controlli fiscali possono essere effettuati, nell’ambito delle rispettive competenze, dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza. Entrambi gli organi dispongono dei poteri di accesso, ispezione, verifica e richiesta di documentazione previsti dalla normativa tributaria.
Quanto può durare una verifica fiscale presso la sede dell’impresa?
L’art. 12 dello Statuto dei diritti del contribuente prevede, in via generale, che la permanenza degli operatori presso la sede del contribuente non possa superare trenta giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta nei casi di particolare complessità. Per le imprese in contabilità semplificata e i lavoratori autonomi sono previsti limiti specifici più contenuti.
È possibile farsi assistere da un avvocato tributarista durante una verifica fiscale?
Sì. Lo Statuto dei diritti del contribuente riconosce espressamente al soggetto sottoposto a verifica fiscale la facoltà di farsi assistere da un professionista abilitato alla difesa dinanzi agli organi della giustizia tributaria. L’assistenza professionale consente di valutare le richieste dei verificatori e coordinare le osservazioni e la documentazione dell’impresa.
Come può un’azienda prepararsi a una verifica fiscale?
Una PMI può prepararsi attraverso un controllo preventivo della coerenza tra contabilità, dichiarazioni, documenti fiscali e movimentazioni finanziarie. L’analisi dovrebbe concentrarsi sulle operazioni anomale, sui rapporti con soci e amministratori, sulle rimanenze, sui crediti d’imposta e sulle operazioni soggette a specifici regimi IVA.
Perché è importante conservare la documentazione delle operazioni aziendali?
La documentazione permette di ricostruire la natura delle operazioni, le ragioni economiche delle scelte aziendali e il trattamento fiscale applicato. La sua disponibilità assume particolare importanza quando i controlli intervengono a distanza di anni, rendendo più difficile recuperare informazioni, documenti e chiarimenti.
Conclusioni: prevenire le criticità fiscali prima dell’accertamento
Una verifica fiscale in una PMI non deve essere affrontata esclusivamente quando gli organi di controllo avviano la propria attività.
Le principali criticità possono essere prevenute attraverso la riconciliazione dei dati contabili, la conservazione ordinata della documentazione, la corretta ricostruzione delle movimentazioni finanziarie, il controllo delle rimanenze, la verifica dei presupposti IVA e delle agevolazioni fiscali e un’adeguata organizzazione delle attività durante il procedimento.
La prevenzione del rischio fiscale consiste soprattutto nella capacità dell’impresa di dimostrare, anche a distanza di anni, la coerenza sostanziale delle proprie operazioni e le ragioni economiche e giuridiche delle scelte effettuate.
È questo l’obiettivo di una verifica fiscale preventiva: individuare e affrontare per tempo le criticità che, diversamente, potrebbero emergere durante un controllo dell’Amministrazione finanziaria o nell’ambito di una due diligence fiscale.








